Perché Tatarella aveva già in mente il Pdl dieci anni prima che nascesse

Undici anni fa si fermava il cuore di Pinuccio Tatarella. I più giovani forse non hanno memoria di chi è stato e cosa ancora rappresenta il fondatore di Alleanza Nazionale. Una ragione in più per ricordarlo. Pinuccio, come tutti lo chiamavano, è stato un protagonista assoluto di una fase assai delicata della nostra storia politica più recente: l’inizio della cosiddetta Seconda Repubblica. di Paolo Messa
11 AGO 20
Immagine di Perché Tatarella aveva già in mente il Pdl dieci anni prima che nascesse
Undici anni fa si fermava il cuore di Pinuccio Tatarella. I più giovani forse non hanno memoria di chi è stato e cosa ancora rappresenta il fondatore di Alleanza Nazionale. Una ragione in più per ricordarlo. Pinuccio, come tutti lo chiamavano, è stato un protagonista assoluto di una fase assai delicata della nostra storia politica più recente: l’inizio della cosiddetta Seconda Repubblica. Agli inizi degli anni ’90, Tatarella infatti era un importante dirigente nazionale del Movimento Sociale. Da pugliese, era depositario di una cultura di destra di governo (alla Araldo Di Crollalanza, per intendersi) non priva di contaminazioni con la figura democristiana di Aldo Moro, docente universitario barese e collega di sua moglie Angela Filipponio.
Il carattere mediterraneo di Pinuccio lo ha sempre portato ad essere curioso, nella vita come in politica. Questo gli ha consentito di non vivere mai la destra come un luogo in cui restare ghettizzati. La fine della Prima Repubblica è stata l’occasione giusta per cogliere l’opportunità di quel salto di qualità che aveva sempre sognato. L’incontro con Berlusconi e l’ascesa di Gianfranco Fini sono il pretesto migliore per andare oltre il Movimento Sociale e pensare ad Alleanza Nazionale, un contenitore nuovo per una destra moderna e presidenzialista capace di rinnegare le pagine più buie del proprio passato e di includere nuova classe dirigente. Come andò a finire, è noto. Tatarella conquistò da prima la Puglia (divenendone, nell’immaginario mediatico, “il vicerè”) e poi il governo nazionale. Fu il primo vicepresidente del Consiglio di Silvio Berlusconi nel 1994 nonché ministro delle Telecomunicazioni. Fu con Massimo D’Alema protagonista dell’esperienza – poi fallita, purtroppo – della Bicamerale.
Quando nel 1996 il centrodestra andò all’opposizione, Tatarella non mollò e anzi riprese a tessere la sua tela con lungimiranza e senso pratico. Voleva superare l’idea iniziale del Polo della Libertà: voleva sempre andare “oltre”, mai fermarsi o accontentarsi. Lavorava per ampliare la coalizione sia verso l’area laica che verso quella cattolica. Aveva già in mente il percorso che avrebbe portato An nel Ppe e poi magari in un grande nuovo partito del centrodestra. Undici anni fa, nel 1999, il suo cuore si spense. Quel disegno di lì a poco si sarebbe realizzato: nel 2001 si passò dal Polo alla Casa delle Libertà e nel 2008 Berlusconi e Fini hanno fondato il partito unitario. Le sue intuizioni, la sua voglia di innovare, di vincere e di convincere mancano molto. Mancano a Roma e mancano in Puglia. Fu lui a fare per primo di quella regione “un laboratorio politico”.
Oggi quelle sue qualità nel centrodestra sono più sfumate e frammentate. Berlusconi resta il leader carismatico ma anche a lui manca un vice come Pinuccio. A Bari poi il colmo della sua assenza non è stato ancora colmato. L’arroganza e l’ingordigia dei cacicchi locali (come quelli nazionali) ha di fatto consegnato la regione alla sinistra e più in generale impoverito il progetto culturale della destra. Tatarella era considerato “il ministro dell’Armonia” per la sua capacità di dialogare con l’opposizione e nella maggioranza ma non era sempre così mansueto. La sua passione politica lo portava ad essere un polemista straordinario ed un altrettanto straordinario animatore editoriale (non certo per ottenere contributi pubblici). Insomma, Pinuccio era un uomo sopra la media in un mondo in cui la mediocrità tenta di esercitare l’egemonia. Il suo ricordo, undici anni dopo, è dedicato proprio ai giovani che non l’hanno conosciuto ma che è giusto che sappiano che la mediocrità può essere sconfitta e che la politica, quando è passione, fatica e fantasia, può essere un impegno entusiasmante.
di Paolo Messa